Estratto dal documento approvato al CPF del 18 febbraio 2026.
La Federazione di Bologna avvia il nuovo anno con di fronte la sfida di consolidarsi ulteriormente in vista delle prossime mobilitazioni politiche ed elettorali previste da qui al 2027.
L’anno è iniziato con ulteriori venti di guerra alimentati dagli Stati Uniti d’America e dalla NATO, l’attacco illegale e contro ogni norma e uso di diritto internazionale contro il legittimo Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela ha portato ulteriore scompiglio nel mondo. La dottrina Trump è la degna prosecuzione di quella Monroe e di quella dei democratici: mantenere il centro e sud America come cortile di casa, stabilire una “pax americana” unipolare a livello mondiale. A ciò si accompagna il tentativo di sobillare rivolte filo scià in Iran e l’ulteriore strangolamento dell’economia cubana con la prosecuzione e intensificazione del bloqueo.
In questo contesto l’Italia è totalmente succube degli Stati Uniti e prosegue nella sua opera di militarizzazione dell’economia a scapito della spesa sociale e nel controllo di ogni ostacolo all’arricchimento del sistema militare-industriale italiano e americano. L’attacco all’indipendenza della magistratura ed un rilancio del presidenzialismo vanno in questa direzione, garantire la totale obbedienza del Paese e delle sue istituzioni agli interessi dei mercanti di morte e dei grandi fondi speculativi stranieri.
Anche per questo abbiamo convintamente aderito al Comitato civico a sostegno del NO al referendum contro la riforma Nordio previsto per il 22 e 23 marzo. Comitato entro cui porteremo l’apporto del nostro Partito e che sarà coassiale alla campagna nazionale e locale contro l’influenza dell’esecutivo nella magistratura, una riforma che favorisce e protegge la peggior classe politica da indagini scomode, deviando le priorità degli inquirenti in base alla convenienza del governo. Un Comitato in cui staremo pur mantenendo e caratterizzando la nostra campagna referendaria per il No.
Ci apprestiamo inoltre a continuare nelle piazze la nostra campagna contro il carovita, che sta continuando nelle istituzioni ma che vogliamo aprire il più possibile alla cittadinanza, lontanissima è la speranza che il costo della vita nel nostro territorio si abbassi, soprattutto quando la pace in Europa si allontana sempre di più a causa del consenso trasversale al riarmo a scapito della spesa sociale.
Come parte di questa campagna e in vista dei prossimi appuntamenti nazionali contro il riarmo e per la pace pensiamo sia fondamentale la presenza del Partito all’assemblea del 22 febbraio ore 15 a Palazzo d’Accursio, parte del percorso di confronto con forze sociali e politiche a cui abbiamo aderito a livello metropolitano.
In questo cammino si innestano anche le prossime scadenze elettorali locali che meritano altresì una breve riflessione sul ruolo dei Comuni in Italia.
Dalla legge 25 marzo 1993, n. 81, che ha sancito la forma presidenzialista nei Comuni in luogo di quella parlamentarista che vedeva al centro i Consigli comunali invece che i Sindaci, è passata tantissima acqua sotto i ponti. Oggi assistiamo in tutta Italia al sempre più largo fenomeno dei sindaci sceriffo, esponenti di vari partiti, soprattutto quelli
maggioritari rappresentanti da Partito Democratico e Fratelli d’Italia, che gestiscono gli enti locali come cosa propria.
Tipico di questo atteggiamento è la sempre più scarsa trasparenza negli atti, che spesso o sono resi pubblici mediante sunti o fogli di propaganda e la scarsa diffusione di cifre e dati ai consiglieri stessi se non quelli strettamente necessari, specie se si tratta di grandi opere. L’attuale gestione dei beni comuni ha reso oramai la figura del Sindaco, oltre ad essere l’unica dotata di vero potere e influenza nell’Ente una via di mezzo tra un poliziotto e un agente immobiliare. La riforma del titolo V del 2001 e il rafforzamento della sussidiarietà orizzontale in ottica privatizzatrice insieme con l’imposizione del pareggio di bilancio nel 2012 da parte del Governo Monti sono state la ciliegina sulla torta della distruzione di qualsiasi forma di difesa sociale locale. Lo abbiamo visto di recente con la proposta, ritirata grazie alla mobilitazione dal basso, di autonomia differenziata in Emilia-Romagna.
Di qui si innesta l’arroganza di molte queste figure nei confronti della società civile organizzata, specie verso i comitati di cittadini che, per lunga e grande tradizione risalente agli albori del movimento socialista italiano, sorgono spontanei in difesa di questo o quel bene comune.
Rifondazione Comunista non punta ad accodarsi a queste logiche ma a proporre una gestione del territorio che rimetta al centro gli organismi collettivi eletti democraticamente, i consigli, ed una partecipazione attiva della cittadinanza che non sia di semplici “spettatori” di percorsi partecipati creati ad arte ma sia fonte diretta di nuove norme, proposte, progetti come già fanno molti dei comitati esistenti senza essere ascoltati.
Per tali motivi il Comitato politico federale del Partito della Rifondazione Comunista ribadisce la volontà di continuare il dialogo con le forze sociali e civiche del territorio metropolitano affinché si arrivi a costruire un fronte largo contro la speculazione e il carovita alle elezioni del capoluogo nel 2027.
Per gli stessi motivi sostiene il Circolo di Castel San Pietro e Imola nel suo percorso elettorale che vede il Partito indipendente rispetto ai grandi poli proporre una sua lista ed un suo percorso partecipato verso le elezioni comunali di quest’anno a Imola. Un percorso basato in primo luogo sull’ascolto della cittadinanza e sul rilancio della partecipazione popolare alla gestione dei beni comuni.