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Iscriversi a Rifondazione Comunista significa scegliere da che parte stare. Significa decidere che la politica non può essere soltanto lo spettacolo a cui assistere ogni cinque anni davanti a una scheda elettorale, ma deve tornare a essere partecipazione, organizzazione, conflitto e costruzione collettiva.

Perché iscriversi a Rifondazione Comunista?

Viviamo in un’epoca nella quale ci viene ripetuto continuamente che non ci sono alternative. Ci dicono che dobbiamo accettare salari che non bastano, affitti sempre più alti, servizi pubblici che arretrano, precarietà, pensioni insufficienti, sanità sempre più difficile da raggiungere. Ci dicono che bisogna consumare meno, mentre aumentano profitti e rendite. Ci dicono che la distruzione dell’ambiente è inevitabile, che il cemento è sviluppo, che la competizione tra lavoratori è naturale, che la guerra è necessaria e che le scelte economiche non possono essere messe in discussione.

Noi pensiamo esattamente il contrario. Pensiamo che il problema non sia l’assenza di alternative, ma il fatto che troppo spesso chi governa abbia scelto di non costruirle.

Rifondazione Comunista nasce dalla convinzione che una società diversa sia possibile e che per costruirla servano persone che si organizzano insieme. Non crediamo nella politica fatta soltanto di leader, personalismi e comunicazione. Crediamo nella politica fatta nei luoghi di lavoro, nei quartieri, nelle scuole e nelle università, nei comitati, nelle associazioni, nelle piazze e nei territori.

Iscriversi significa non subire più la politica di altri, che non hanno alcun interesse a cambiare il nostro sistema, ma iniziare ad agire.

Significa avere un luogo in cui discutere, confrontarsi, studiare e decidere insieme. Significa poter contribuire alle campagne del partito, alle iniziative sul territorio, alle mobilitazioni sociali e sindacali. Significa incontrare persone che condividono la convinzione che i diritti non siano privilegi e che ciò che oggi sembra impossibile possa diventare possibile attraverso l’organizzazione collettiva.

Rifondazione Comunista è un partito anticapitalista, perché non accetta l’idea che il profitto debba venire prima delle persone. Essere comunisti per noi significa leggere il presente con gli strumenti della critica sociale e capire perché, in una società sempre più ricca dal punto di vista delle possibilità materiali, milioni di persone continuino a vivere nell’insicurezza.

Significa chiedersi perché chi lavora spesso non riesca ad arrivare alla fine del mese mentre aumentano le grandi ricchezze. Perché una casa sia diventata per molti un lusso. Perché la sanità pubblica venga progressivamente indebolita. Perché giovani e meno giovani siano costretti a vivere di contratti precari. Perché le donne continuino a subire una disuguaglianza strutturale. Perché il lavoro di cura venga scaricato sulle famiglie. Perché la crisi climatica venga affrontata troppo spesso sacrificando ancora una volta chi ha meno.

Il caro vita, la precarietà, la crisi abitativa, la privatizzazione dei servizi, la devastazione ambientale e la guerra sono aspetti diversi di un modello economico e sociale che mette il profitto davanti ai bisogni delle persone.

Per questo non ci limitiamo a protestare contro ciò che non funziona. Vogliamo costruire rapporti di forza capaci di cambiare le cose.

Perché una persona sola può indignarsi, ma difficilmente può cambiare i rapporti di forza. Dieci persone possono organizzare una campagna. Cento possono riempire una piazza. Migliaia possono trasformare una richiesta in una conquista. La storia dei diritti sociali e democratici dimostra che nulla è stato regalato: il diritto alle ferie, alla salute, alla scuola, alla casa, alla pensione, alla sicurezza sul lavoro, alla dignità salariale è stato conquistato da persone che hanno scelto di unirsi e lottare.

Oggi molte di quelle conquiste sono sotto attacco.

Per questo è necessario organizzarsi in un partito comunista che deve essere un luogo di confronto, non una comunità di persone che pensano tutte allo stesso modo. Significa portare le proprie idee, le proprie esperienze, le proprie competenze e anche i propri dubbi dentro una discussione collettiva.

Per un progetto che rimetta al centro il lavoro e chi lavora. Che difenda e allarghi i servizi pubblici. Che rivendichi il diritto alla casa. Che combatta la precarietà. Che chieda una redistribuzione radicale della ricchezza. Che difenda l’ambiente senza accettare che la transizione ecologica venga pagata sempre dagli stessi. Che contrasti razzismo, sessismo e ogni forma di discriminazione. Che rifiuti la logica della guerra e della militarizzazione come strumenti normali della politica internazionale.

Ma soprattutto significa recuperare una parola che oggi sembra quasi rivoluzionaria: collettività.

In una società che ci vuole consumatori, elettori occasionali e individui isolati, iscriversi a un partito significa tornare a essere persone che decidono insieme. Non diciamo che basti una tessera per cambiare il mondo. La tessera è uno strumento, non il punto di arrivo. Il cambiamento richiede tempo, organizzazione, pazienza, conflitto e capacità di costruire alleanze. Richiede vittorie e sconfitte, discussioni e ripartenze.

Rifondazione Comunista vuole essere uno strumento nelle mani di chi non si rassegna.

Se pensi che un salario dignitoso valga più dei profitti di una multinazionale, se pensi che una casa sia un diritto e non soltanto un investimento, se pensi che la sanità debba curare tutte e tutti senza distinguere in base al reddito, se pensi che l’ambiente non possa essere sacrificato sull’altare della rendita, se pensi che la pace non possa essere soltanto una parola pronunciata mentre si finanziano nuove guerre, se pensi che la ricchezza prodotta dal lavoro debba essere redistribuita e se pensi che la politica possa ancora essere uno strumento di trasformazione sociale, allora forse Rifondazione Comunista è anche casa tua.

Iscriversi a Rifondazione Comunista significa scegliere di non essere soli davanti alla barbarie. Significa trasformare l’indignazione in organizzazione, le idee in iniziativa, la protesta in conflitto e la speranza in un progetto collettivo.

Perché a volte la storia ha bisogno di una spinta.

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