Non è un privilegio, le nostre città non sono vetrine ma luoghi in cui vivere.
Negli ultimi 5 anni nell’area di Bologna si è assistito ad un enorme processo di cementificazione e speculazione volto a gonfiare i prezzi senza coinvolgere i cittadini. Il meccanismo è semplice: calare dall’alto progetti già decisi senza passare dalle istituzioni democratiche ma solo con delle conferenze falsate, quali ad esempio quelle tenute nel capoluogo dalla Fondazione Innovazione Urbana che ha, di fatto, in appalto la gestione delle politiche urbanistiche.
Di seguito una mappa delle principali lotte ambientali con indicati i comitati o le organizzazioni promotrici di cittadini contrari alla speculazione.
Negli ultimi 5 anni nell’area di Bologna si è assistito ad un enorme processo di cementificazione e speculazione volto a gonfiare i prezzi senza coinvolgere i cittadini. Il meccanismo è semplice: calare dall’alto progetti già decisi senza passare dalle istituzioni democratiche ma solo con delle conferenze falsate, quali ad esempio quelle tenute nel capoluogo dalla Fondazione Innovazione Urbana che ha, di fatto, in appalto la gestione delle politiche urbanistiche.
Di seguito una mappa delle principali lotte ambientali con indicati i comitati o le organizzazioni promotrici di cittadini contrari alla speculazione.
aumentano i redditi, aumentano i turisti, aumentano i soldi da poter spendere per eventi e speculazione e il cerchio ricomincia…
L’incidenza dell’abitazione è il dato più significativo sul carovita nel nostro territorio: il solo affitto rappresenta mediamente tra il 56% e il 66% dello stipendio, una quota nettamente superiore alla soglia del 30-35% generalmente considerata sostenibile dagli economisti.
Chi vive da solo e paga un affitto di mercato è spesso costretto a rinunciare a consumi non essenziali oppure a condividere l’abitazione, ricorrere al sostegno familiare o utilizzare i propri risparmi.
L’aumento generalizzato del costo della vita colpisce oggi lavoratori, pensionati, studenti e fasce popolari. Bologna rappresenta uno dei laboratori più avanzati di un modello urbano fondato sulla rendita immobiliare, sulla turistificazione e sull’espulsione progressiva dei ceti popolari dal centro urbano.
Tale modello è fonte principale del problema caro affitti causato anche dalla turistificazione di massa della città. La ricerca di una casa a Bologna è diventata una emergenza sociale permanente. Mentre interi quartieri vengono trasformati in funzione del turismo breve, degli affitti temporanei e della speculazione immobiliare e migliaia di persone faticano a sostenere il costo della casa.
Singole, doppie, settimana corta, settimana lunga, affitti a breve termine e annuali in città così come in provincia fin nelle fasce più periferiche: di annunci ne sono piene le bacheche dell’università, i muri della città e soprattutto il web.
Non è da dare per scontata la regolarità dei contratti, anzi: fra le situazioni più tipiche certamente i subaffitti (con l’impossibilità di prendere la residenza presso l’appartamento nel quale di fatto si vive) e le firme su contratti non registrati e quindi nulli.
La ricerca dell’affitto è oggi l’attività prevalente di chi studia o lavora fuori sede nell’area metropolitana governata dalla giunta più progressista d’Europa.
La morosità incolpevole è responsabile del 70% degli sfratti, a dimostrazione dell’incompatibilità degli affitti privati con i redditi percepiti da centinaia di migliaia di nuclei familiari, a fronte di questa situazione sulla questione casa dal 2023 il Governo Draghi, con un provvedimento confermato dal successivo Governo Meloni ha azzerato i fondi contributo affitto e morosità incolpevole, ovvero gli unici, seppur insufficienti , ammortizzatori sociali nel settore abitativo, dimostrando l’assoluta mancanza della sola percezione della questione abitativa.
© 2026 – Partito della Rifondazione Comunista Federazione di Bologna – Quest’opera è distribuita con licenza CC BY-NC-ND 4.0.