giù le armi, su i salari

La guerra è la fonte principale per il nostro Paese.

I CONFLITTI NEL MONDO

I principali conflitti finanziati dall'Italia nel periodo 2021-2025

Clicca sulle tre immagini sotto per vedere le cifre del contributo italiano ai conflitti in corso.

Guerra civile in Yemen

5.383.000.000 €

Ammontare complessivo della vendita di armi ai principali promotori (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Qatar, Kuwait) della guerra civile in Yemen dal 2021 al 2025.

Guerra russo ucraina

2.500.000.000 €

Somma tra gli aiuti esclusivamente militari dati all'Ucraina direttamente e tramite il fondo europeo EPF dal 2022 al 2025.

Genocidio in Palestina

59.131.167 €

L'Italia ha sospeso il rilascio delle licenze per le forniture di nuove armi a Israele dopo il 7 ottobre 2023 ma sono rimaste in vigore le vecchie, il dato rappresenta l'aggregato tra le licenze rilasciate dal 2021 al 2023 più le forniture per vecchie licenze effettuate dal 2024 al 2025.

CHI CI GUADAGNA?

Il volume d’affari e il prezzo delle azioni dei sei principali fornitori di armamenti in Europa sono in crescita vertiginosa dallo scoppio delle tensioni in Ucraina e in Medio Oriente.

COME?

Spese militari

in Italia nel 2025
0 €

CHI CI PERDE

Salari

perdita di potere d'acquisto dal 2019
0 %

Pensioni

perdita del potere d'acquisto per le pensioni tra i 500 e i 2.000 € mensili nel 2025
0 %

Sanità

differenza tra spesa sanitaria italiana e media europea rispetto al PIL nel 2024
0 %

Le guerre non si combattono soltanto sui campi di battaglia. I loro costi arrivano anche nelle nostre case.

Le sanzioni contro la Russia, la rottura di importanti rapporti commerciali ed energetici e le nuove tensioni legate al conflitto in Medio Oriente hanno contribuito a rendere più instabili i mercati dell’energia. Nel 2022 l’invasione dell’Ucraina provocò un forte aumento dei prezzi dell’energia, alimentando l’inflazione in Italia.

E oggi la dinamica si ripete con l’Iran con un aumento rapido sulle quotazioni di petrolio e gas, l’aumento dei prezzi dell’energia si è trasmesso innanzitutto ai carburanti e poi, attraverso i costi di trasporto, anche ad altri beni.

Il risultato è concreto: fare il pieno costa di più, trasportare le merci costa di più e il potere d’acquisto dei salari viene nuovamente messo sotto pressione.

LE NOSTRE PROPOSTE

  • no al riarmo europeo, creazione di un’asse con altri stati membri che intendono opporsi ad esso;
  • fine del bloqueo a Cuba, revoca delle sanzioni all’Iran e alla Russia che affamano solo i popoli e aumentano le tensioni mondiali;
  • rilancio di una politica di pace e del commercio con il Medio Oriente e con l’Est Europa a partire dalle materie prime e dall’energia;
  • istituzione per legge di un salario minimo di 10 euro l’ora;
  • istituzione di un contributo dall’1 al 3,5% sui patrimoni di meno dell’1% più benestante della popolazione, che ha più di 2 milioni di € oltre alla prima casa.